Ciao amici, conoscete la mia storia, e sapete che la prima cosa che ho fatto da blogger nel lontano 2016 e’ stata quella di iscrivermi all’Associazione Italiana Food Blogger, grazie ad una soffiata di una giornalista, e ben presto mi sono resa conto che e’ stato il primo passo per essere professionale e confrontarmi con altre appassionate di cucina, e soprattutto mi ha dato e mi sta’ dando la possibilità di visitare realtà e Aziende del Food, facendo delle esperienze di grande formazione…e venerdì 19 Gennaio, con un gruppo di amiche Blogger del triveneto sono stata presso Goppion Caffè’ Azienda di Torrefazione sita a Preganziol Treviso.

Una storia che ha inizio nel 1948 e ci viene raccontata con passione oggi da Paola Goppion in un tour dell’Azienda che ha il sapore di famiglia, di una domenica a casa di amici, un senso di consapovelozza e delle belle storie che testimoniano la strada fatta per arrivare alla realtà odierna, una realtà professionale, mirata alla qualità della materia prima e del risultato, con una immagine moderna ma che senza l’uomo non avrebbe futuro, infatti le vere anime di Goppion sono le persone, ognuna con il proprio ruolo ben definito, ben radicato…mi sono resa conto che ci sono delle figure come i Tostatori che sono quasi indispensabili, sono le persone che attraverso il loro gusto, allenato nel tempo, decidono se acquistare una partita di caffè e attraverso la selezione, la miscelazione e la loro esperienza creano il prodotto finale, con gusti e aromi diversi per ogni varietà ma sempre constanti nel tempo, i caffè Goppion sono 100% arabica e 100% passione.

La miscela che mi ha colpito ed ho utilizzato per la mia ricetta e’ “DOLCE” gran miscela italiana, perché racconta tutta la poesia delle caffetterie nate a Venezia nel 1500, primo citta’ dove arrivo’ questa bevanda, e proprio in questi luoghi, artisti, musicisti, pittori e scrittori del tempo rimanevano per ore e trovavano ispirazione per creare opere memorabili, cosi’ come e’ stato per il Canaletto, Goldoni e Francesco Guardi, sono proprio di quest’ultimo i dipinti scelti per la confezione del caffè’ in collaborazione con La Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia, cosi’ anche io mi sono lasciata ispirare ed ho creato nel mio piccolo un piatto riuscito bene perché trasmette la mia gratitudine per Goppion e per chi ha investito tempo e risorse per regalarci questa esperienza, ed ora a voi la ricetta.

Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta:

70 gr di Farina tipo 1

30 gr di Farina di semola di grano duro

50 ml di caffè fatto con la MOKA

Per il ripieno:

500 ml di latte di soia

2 cucchiai di aceto di mele

50 gr di Nocciole

5 foglie di menta

polvere di caffe’

Sale, pepe, olio evo

Tempo di preparazione 60 minuti:

Iniziate facendo bollire il latte di soia, quando arriva a bollore spegnete il fuoco ed aggiungete l’aceto di mele, attendete un paio di minuti per farlo coagulare, trasferite il composto in un colino e fatelo sgocciolare per un’ora, da questo procedimento otterrete una ricotta vegetale.

Preparate il vostro caffè e fatelo raffreddare in frigo, in una boulle mescolate le farine per fargli prendere aria, sono state schiacciate nel sacchetto per molto tempo, aggiungete il caffè freddo ed impastate, se il composto e’ troppo secco potete aggiungere poco a poco acqua temperatura ambiente, impastate fino ad ottenere una belle sfera liscia, ora tirate la pasta al matterello bella sottile, tagliatela per fare i vostri ravioli, mi raccomando infarinatela bene con la semola affinché non attacchi al piano.

Il ripieno va’ fatto mettendo nel boccale del frullatore ad immersione la ricotta ben scolata, le nocciole che avrete in precedenza tritato grossolanamente le tostato, sono pronte quando sentite che sprigionano il loro profumo, poi le foglie di menta e della polvere di caffè ne basta un pizzico, ora frullate il tutto e aggiungete un pizzico di sale e di pepe, e distribuite l’impasto sui ravioli e chiudeteli, bagnando i lembi della pasta in modo che rimangano ben chiusi in cottura.

Fate bollire abbondante acqua salata, con delicatezza immergete i vostri ravioli e fateli cuocere per 8 minuti (questo dipende anche dal quanto la pasta e’ spessa), in una padella preparate dell’olio e delle nocciole tritate scaldatelo a fuoco basso ed aggiungete un mestolo di acqua di cottura, in questa emulsione spadellate i ravioli per un minuto, se necessario aggiungete ancora acqua di cottura, ed ora impiattate e spolverate ancora con un pizzico di caffè e gustatevi i ravioli, non caldissimi, lasciateli raffreddare un minuto sentirete che il sapore non sarà sempre lo stesso in bocca, primo perche’ ci aspettiamo che siano amari ed invece la prima cosa che sentite e’ l’acido dell’aceto di mele, la menta che rinfresca e pulisce e poi il caffè che riempie la bocca con un sapore quasi dolce che persiste nel palato.

I Consigli della Chez:

Utilizzare il caffè in cucina e’ sempre rischioso, ma se dosato in giusta maniera sa’ dare anche grandi soddisfazioni, in questo caso la mia pasta e’ adatta per un pranzo che precede una giornata molto impegnativa, in quanto le proprieta’ stimolanti del caffè a mio porere si mantengo e vengono anche accentuate, per questo sconsiglio di mangiare i ravioloni alla sera e di darli ai bambini.

Questo consiglio non e’ mio ma viene da Paola di Goppion mescolate sempre il caffè anche se lo bevete amaro, in quanto nei 25 secondi che impiega per scendere il gusto cambia, in base alle tre fasi, la prima e’ molto intenso, la seconda sprigiona gli aromi e la terza e’ tostato dal calore, mescolando amalgamerete sapori ed aromi.

Ultimo consiglio di Paola, Arabica e Robusta sono le due grandi famiglie del caffè, la più pregiata e’ l’Arabica, a parità di pressione e temperatura se la crema del caffè nella vostra tazzina e’ corposa, abbondante state bevendo robusta…OCCHIO!

Ed ora non mi resta che invitarvi a provare la ricetta ma sopratutto a volerne sapere di più sul mondo meraviglioso del Caffè, la cosa indispensabile per apprezzare un prodotto, frutto di un grande studio e’ quello di capire quale sia il modo migliore per prepararlo e servirlo e non da meno berlo.

Se questo racconto vi e’ piaciuto leggete anche il resoconto della mia esperienza alla Joya Academy di Pietro Leeman, primo chef vegano stellato.

Facebook Comments